domenica 10 aprile 2011

Ricordi dal congresso…

Vorrei spiegare innanzitutto come ci sono finito al primo Congresso Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà. Premetto che fino a venti giorni prima non si conosceva neanche la città in cui si sarebbe svolto! Inizialmente era stata scelta Rimini, poi Chianciano, infine Firenze. Quando sono arrivato, non sapevo ancora se sarei riuscito ad entrare o se il diritto a parteciparvi sarebbe stato riservato esclusivamente ai delegati. Fortunatamente per me, alcuni compagni di Siracusa hanno rinunciato a partecipare, ed è stato così, per puro caso, che mi sono ritrovato ad esserne il legittimo sostituto.

Per me, quella del congresso, era un’esperienza del tutto nuova: avevo già ascoltato Nichi in occasione di una sua visita tenutasi due anni prima a Siracusa ed ero rimasto estasiato ed entusiasta dall’eloquenza, dagli ideali, dalla cultura, dalle idee, dalla dialettica di quel politico, sebbene per me fosse una figura conosciuta da poco. Sapevo però che, nel partito a cui apparteneva, era confluita gran parte di quell’esperienza politica fuoriuscita dai Democratici di Sinistra e che non si rispecchiava in quel progetto del partito unico riformista, rivelatosi sin da subito fin troppo sbilanciato al centro.

Nomi importanti, del calibro di Claudio Fava, che più volte ho incontrato nella mia stessa cittadina, con i ragazzi della Sinistra Giovanile. E ancora Fabio Mussi, che al congresso ha ricordato, commosso, che l’ultima volta che si è trovato in quello stesso luogo ha partecipato all’ultimo congresso di un altro grande partito; e del quale, come la stragrande maggioranza dei ragazzi della SG, appoggiavo la mozione. E proprio con Mussi, insieme con altri dei ragazzi presenti, mi sono ritrovato a mangiare un panino con la porchetta!

L’atmosfera che ho vissuto in quei giorni a Firenze era piena di una tale familiarità, cordialità, vicinanza, e perché no, anche amicizia nei confronti di tutti i presenti. Non il distacco a cui siamo oramai tristemente abituati tra mondo della politica e realtà sociale, dove la nostra penosissima classe dirigente si rifugia tra ville e festini ignorando i veri bisogni della gente, ma un clima di totale collaborazione e concreta uguaglianza. E se, da un lato, sul palco si sono susseguiti interventi importanti, come quelli di Giuliana Sgrena, Umberto Guidoni, Paolo Cento, Maurizio Landini della FIOM e l’allora segretario della CGIL, Guglielmo Epifani, dall’altro ci sono stati interventi anche di persone che, proprio come me, erano alla loro prima tessera!

Purtroppo non dimentico nemmeno la delusione di quando, durante una consultazione a livello regionale, c’era ancora qualche delegato che chiedeva ancora la rappresentanza della propria componente d’origine negli organismi da eleggere.

Ma al congresso lo spirito era diverso, nuovo: non più una fusione tra partiti, ognuno determinato a rivendicare le proprie origini, i propri ideali, le proprie battaglie, ma un corpo nuovo, che incarnava tutte queste esperienze facendole proprie, senza più confini tra ex-socialisti ed ex-comunisti, dando voce anche a chi si affacciava per la prima volta sulla scena politica italiana. Un nuovo organismo, in cui le differenze culturali, ideologiche (proprie di ogni essere umano e non solo di ogni partito) erano concime per il dialogo e per l’unione, e non causa di scissioni. Per me, alla mia prima (e ormai seconda) tessera in un partito politico, è stata un’esperienza unica ed indimenticabile.

Essendo abituato a convivere con persone con opinioni molto divergenti dalle mie, in un paese tendenzialmente democristiano, in cui spesso la “formazione politica” te la fa il parroco (o il medico di base), e dopo essermi trasferito in una città che definire nera è dir poco, a frequentare un’università in cui la “berlusconite acuta” ha già mietuto fin troppe vittime, ritrovarmi sul lungarno di Firenze, circondato da tanta gente unita dai miei stessi ideali è stato quasi un sogno.

Tanti sono stati i temi importanti trattati, ad iniziare dall’analisi sul nome stesso del partito: Sinistra, a richiamo dell’uguaglianza sociale, tutelata anche dall’articolo tre della nostra Costituzione, e della solidarietà a cui tutti noi siamo chiamati; Ecologia, tema non secondario come credono in molti, ma assolutamente di primo piano in un pianeta che non ce la fa più; ed infine Libertà, non di certo quella della “Casa delle Libertà”, in cui, citando Corrado Guzzanti “ognuno fa un po’ come cazzo gli pare”, ma quella che, come ha detto Vendola, è lalibertà dalla paura, dalla miseria, dall’ignoranza, dalla superstizione”, con la necessità di “riprenderci la parola libertà e di restituirle il corpo, la carne e il sangue che il berlusconismo le ha tolto”.

Si è parlato ancora di diritti, di salute, di sanità, di ricerca, di cultura, di lavoro, argomenti di primaria importanza per il nostro Paese e che meritano indubbiamente più attenzione da parte del Parlamento, rispetto alle vicende giudiziarie del nostro Presidente del Consiglio.

Ed è per questo sono sempre più convinto che sia questo il vero “voto utile”: non più la costante malapolitica, ma un vero cambiamento.

C’è un’Italia migliore!

P. M.

domenica 20 marzo 2011

No alla guerra e no a Gheddaffi. La posizione di SEL

No alla guerra e no a Gheddafi. La posizione di SEL


Il  Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’, riunitosi oggi a Roma con la relazione di Nichi Vendola e la discussione successiva, ha approvato il seguente documento sulla vicenda libica:
La guerra contro la Libia è la risposta più sbagliata e pericolosa alla domanda di democrazia che si è affermata in tutto il Mediterraneo nel corso degli ultimi mesi. Chiediamo un immediato cessate il fuoco per consentire l’avvio di un negoziato tra le parti che abbia come interesse superiore quello della protezione delle popolazioni civili, con l’obiettivo di mantenere l’integrita’ e l’autonomia di quel Paese sotto un nuovo governo democratico. Chiediamo che si apra subito un corridoio umanitario per consentire ai profughi di salvarsidalla guerra e l’immediata predisposizione degli strumenti piu’ adeguati per garantire ad essi un’accoglienza su tutto il territorio europeo
A meno di ventiquattro ore dall’avvio dei bombardamenti da parte della Coalizione dei volenterosi appare evidente che lo scenario più  probabile è quello di una vera e propria escalation militare, che potrebbe portare ad esiti che vanno ben oltre la stessa risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ivi compresa l’invasione militare terrestre delle forze della coalizione.
Il presidente Sarkozy ha ribadito, fin dall’avvio dei bombardamenti francesi, che l’obiettivo da perseguire è quello di “andare fino in fondo”, prefigurando uno scenario di guerra che è ben distante dalle iniziali dichiarazioni di protezione delle parti che avevano partecipato alla ribellione contro il regime totalitario del colonnello Gheddafi. Per questo, fin da subito, come Sinistra Ecologia Libertà, avevamo espresso la netta contrarieta’ per la parte della risoluzione 1973 che consentiva l’uso dell’offensiva militare ad una coalizione di cui, oggi, l’Italia fa pienamente parte. Questa risoluzione è tardiva, a fronte di una situazione sul campo libico che necessitava un celere intervento politico e diplomatico a favore degli insorti quando questi ultimi avevano il pieno controllo di una parte importante del Paese e prima che Gheddafi potesse riorganizzare le sue forze e procedere alla riconquista delle zone liberate dal suo regime. Le settimane che sono trascorse hanno evidenziato la debolezza dell’intervento politico della comunità internazionale, che non è riuscita neppure ad imporre le sanzioni economiche e commerciali che avrebbero davvero indebolito il regime di Gheddafi, dal congelamento dei conti e delle partecipazioni azionarie legate al rais fino all’indispensabile e totale embargo del commercio delle armi.
Siamo convinti che il principio della non interferenza negli affari dei singoli stati sia un delitto contro un principio più grande ed importante, quello del rispetto dei diritti umani. Siamo altresì convinti che ogni qual volta la parola “umanitario” si sia accostata alla guerra si siano prodotte violazioni e violenze ancora più gravi. La realpolitik seleziona i diritti umani a seconda degli obiettivi strategici. Accade così che in Yemen si spari sulla folla che protesta, provocando decine di vittime, che in Bahrein ci sia l’intervento repressivo dell’Arabia Saudita, per non parlare di quanto accade da anni in Somalia o, più recentemente, in Costa d’Avorio, senza che vi sia una reazione degna da parte della comunità internazionale a garanzia del principio, evidentemente per essa NON universale, della tutela dei diritti umani.
Consideriamo il colonnello Gheddafi uno dei peggiori dittatori del pianeta. Senza esitazioni, mentre gran parte dei paesi occidentali lo riveriva, ne abbiamo denunciato le nefandezze. Mentre il presidente del Consiglio Berlusconi si affannava nel baciamano al tiranno, grato per i suoi servigi economici ed ancor di piu’ per la ferocia con la quale la Libia controllava il flusso dei migranti dall’Africa, noi eravamo dalla parte di chi chiedeva la revoca del trattato con la Libia e l’immediata messa in opera di misure che proteggessero le vite dei migranti detenuti nel deserto libico.
Siamo stati fin dall’inizio e senza esitazioni dalla parte delle popolazioniche, sollevandosi, hanno rovesciato i regimi autocratici della Tunisia e dell’Egitto, cosi’ come abbiamo sostenuto e sosterremo le mobilitazioni per la liberta’ e la democrazia in Marocco, Algeria, Yemen, Bahrein e Albania. Lo abbiamo fatto con convinzione, sicuri che il complice silenzio di Paesi oggi in prima fila nella guerra, come la Francia e l’Italia, fosse motivato da opportunismo balbettante oltre che dalla reale incomprensione di cio’ che in quei Paesi stesse accadendo, a partire dalla scomparsa dell’orizzonte fondamentalista nella narrazione di quelle società. E’ evidente, infatti, che gli unici soggetti che avessero rapporti con quelle realta’ fossero le forze della societa’ civile internazionale, nelle quali pienamente ci riconosciamo, e non certo le diplomazie a lungo complici dei regimi.
Per noi il no alla guerra e l’inimicizia e l’avversione nei confronti di Gheddafi hanno ugual rilievo. Dobbiamo uscire dal vicolo cieco tra inerzia e guerra per generalizzare il tema dei diritti umani e della democrazia.
Per questo chiediamo che il nostro Paese non partecipi, in ottemperanza all’articolo 11 della Costituzione e anche in ragione del passato colonialista dell’Italia, alla guerra promossa dalla cosiddetta Coalizione dei volenterosi e che, al contrario, l’Italia si faccia promotrice di una iniziativa politica per determinare il cessate il fuoco e l’apertura del tavolo negoziale, oltre  a richiedere l’applicazione delle parti della risoluzione 1973 che consentirebbero di promuovere un’ intervento positivo per il cambio del regime e la protezione dei civili. Per ottenere questo risultato è fondamentale il coinvolgimento dell’Unione Africana e della stessa Lega Araba, che stanno prendendo pesantemente le distanze dall’intervento militare. Gli stessi Paesi che si sono astenuti sulla risoluzione 1973, a partire dalla Cina passando per la Germania, il Brasile e la Russia, stanno indicando nell’intervento militare una forzatura della stessa risoluzione. Insistiamo nel credere che sia il tempo del cessate il fuoco per consentire a forze  di interposizione sotto chiaro mandato dell’Onu, di Paesi che non abbiano partecipato all’attacco di queste ore e che non abbiano interessi economici diretti nell’area, di garantire la transizione alla democrazia e la protezione dei civili.
Siamo molto preoccupati per ciò che l’intervento militare può voler dire per le stesse domande di democrazia espresse in quell’area, pregiudicando la direzione progressista delle rivoluzioni arabe: dal silenzio dei governi occidentali alla guerra come unico strumento di relazione internazionale, siamo di fronte al peggior volto dell’occidente.
Riteniamo che ci debba essere un ruolo completamente diverso dell’Europa. L’iniziativa francese e l’inerzia tedesca rappresentano l’evidente assenza di una politica comune. Le pericolose dichiarazioni di irresponsabilità dei governi europei, in cui l’Italia tristemente primeggia, nei confronti dei profughi ne evidenzia la regressione culturale e civile. Essere una superpotenza affacciata su un mare in ebollizione comporta tutt’altre responsabilita’. Si adotti, quindi, una vera politica euro-mediterranea, che impedisca alla guerra di essere la “continuazione dell’inesistenza della politica”. Si affronti l’emergenza profughi sospendendo il Frontex e determinando una nuova politica di accoglienza ed integrazione di uomini e donne i cui diritti umani non possono essere difesi con le bombe nei Paesi di provenienza, per poi essere calpestati appena mettano piede sul suolo europeo. Non si dimentichi mai che la piu’ grande violazione dei diritti umani Gheddafi l’ha messa in opera proprio sui migranti, su mandato delle potenze europee, e che di queste violazioni in primo luogo dovrà rispondere al Tribunale penale internazionale. Una politica euromediterranea che sappia tutelare davvero i diritti e la sicurezza delle popolazioni, a partire dal riconoscimento dei diritti e della sicurezza reciproca di Israele e Palestina.
Siamo convinti che questo sia il momento di coinvolgere l’opinione pubblica in una generale mobilitazione per i diritti umani, la democrazia e la pace. Proprio per questo chiediamo di non militarizzare innanzitutto i pensieri, di non abbandonare mai lo spirito critico e la cognizione delle conseguenze che gli atti di queste ore possono determinare. La costruzione della pace è l’unica alternativa e non possiamo scoraggiarci dicendo che il suo raggiungimento sia pieno di ostacoli. Costruire la pace significa dire la verità, emanciparsi da ogni logica di campo, essere contro i dittatori senza esitazioni e stare sempre dalla parte delle popolazioni che subiscono le violenze delle guerre.
Sinistra Ecologia Libertà

martedì 1 marzo 2011

CineForum SEL - Il Grande Sogno

Titolo originale: Il grande sogno
Nazione: Italia
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 101'

Regia: Michele Placido
Cast: Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Michele Placido, Luca Argentero, Laura Morante, Massimo Popolizio, Alessandra Acciai, Marco Iermanò, Brenno Placido

Trama:
Il grande sogno è un film ambientato in Italia nel 1968, quando i giovani sognavano di cambiare il mondo, quando le regole venivano infrante, l’amore era libero e tutto sembrava possibile. Nicola, un bel giovane pugliese, è poliziotto ma sogna di recitare e si trova, invece, a dover fare l’infiltrato nel mondo studentesco in forte fermento. All’università incontra Laura, una ragazza della buona borghesia cattolica, brillante e appassionata studentessa che sogna un mondo senza ingiustizie, e Libero, uno studente-operaio, leader del movimento studentesco che sogna la rivoluzione. Tra i tre nascono sentimenti e forti passioni e Laura – sedotta da entrambi – dovrà scegliere chi dei due amare. (fonte www.filmup.com)

Al termine seguirà un dibattito tra i giovani partecipanti sui temi trattati dal film, coordina Paolo Pirelli.

Sarà inoltre scelto il film da proporre nella prossima occasione tra quelli suggeriti dall'Area Giovanile di SEL Palazzolo.